martedì 19 maggio 2009

azienda e filosofia

C’era una volta un’azienda che nella sua dimensione si sentiva un po’ stretta. Era una azienda carina e longeva, stabile, ma non particolarmente eccezionale. Ci si facevano delle macchine utili. Era una buona azienda, ma nel profondo era un po’ insoddisfatta.
Da lei lavoravano delle persone per bene, che lavoravano con piacere fra di loro, anche se erano persone normali, litigavano o si detestavano segretamente, come tutti. Nella media le cose andavano come dovevano.
Ma l’azienda sentiva che doveva far qualcosa. Il periodo era tristanzuolo, tutti parlavano di crisi, e lei era stufa di quei discorsi cupi, nel profondo si sentiva ottimista… aveva voglia di qualcosa di fuori dagli schemi, qualcosa che facesse fare un salto laterale alle sue idee, per vedere cose nuove e fare pensieri stimolanti. Conobbe un ragazzo simpatico. Un filosofo che è un piacere mangiarci un piatto di pasta con le sarde insieme.
Gli disse con fare cospiratorio: “Vieni da me a fare un salto?
Vieni di sera, quando poi non devo rimettermi a lavorare, parliamo e ci beviamo una tazza di the. Parliamo di cose che non c’entrano con me, ma proprio per questo mi interessano. Parliamo di lavoro e della nostra vita, parliamo di come si potrebbe vivere bene, ci facciamo delle domande e vediamo se nel gruppo vengon fuori delle risposte o magari dei discorsi inaspettati.
L’importante è essere a nostro agio. Tu, Federico, parla come mangi, e io mi metto nella disposizione d’animo, non di imparare, ma di ascoltare e veder cosa succede.

Alla Prima presto si faranno delle conversazioni filosofiche, sono inviati a partecipare tutti quelli che hanno voglia di ascoltare e veder cosa succede. A. Rebora

Nessun commento:

Posta un commento